adesso che la notte fa buchie scuc e orli
aspetto sillabata,
di lato, quella tregua.
poi frettolosa rassetto
riavvolgo, riavvito.
mi alleno nell’insolenza
al conto dei talenti traditi.
e come una preghiera a quel contagio
mi assolvo.
tutta
coniugata all’imperfetto,
e di abbondanza
e di rigore,
domando
ciò che si deve dare.
non funziono. ho un unico pensiero inutile e disperato che mi cammina. colpa di un libro, colpa di averti incontrato per caso, di due parole soffiate appena. colpa di aver pensato che bastasse urlarti addosso sotto un portico d’autunno per adagiarti in un’idea andata e non voltarmi più.
scrivo e riscrivo mail che non ti spedirò. terrorizzata.
quell’altra me, quella di qualche anno fa, ti avrebbe scritto.
questa, questa di oggi, fa un giro lunghissimo.
e poi scappa.
“il mio ombrello si apre a malapena
è un ombrello tedesco
un Knirp
fatto per quelle piogge rigorose di Munchen
ma non per questa doccia
costante ingannatrice
che recita aneliti mano a mano che cade
canta milonghe mano a mano che scorre
fa rimproveri
bagna le scuse
proclama un editto riguardo le lattine
e annega l’eco dentro le pozzanghere”
“Ma di me non parlare
il vuoto che senti c’è,
non è da raccontare
C’hanno rubato tutto
e tu che cosa hai fatto
nella tua casa continuavi a dare il latte al gatto.
Chiedo il diritto di essere peggiore,
voglia scusarmi professore!”
http://www.youtube.com/watch?v=aJ6v1DHln5Q
“E adesso che inutile paura, che vergogna
non avere preghiere come morsi,
né fede per piantare le unghie,
non avere altro che la notte,
sapere che Dio muore, che Dio scivola,
che sta arretrando con le braccia chiuse,
con le labbra chiuse, con la nebbia,
come un campanile atrocemente a pezzi
che ritornasse indietro secoli di cenere.”
un’anima mesta, come la mia,
roba da poco, senza rumore,
di stupide domeniche.
non un’alfa, nè un omega.
una iota o un’acca,
muta, mite, di polvere.
racimolata.
nelle pieghe dello scontento,
in quelle rughe fiumiciattoli,
No, non nelle improvvise lune,
più in basso, più giù
tra le radici e quel lento verminare.
spugna sciatta che lavora al buio,
sui ginocchi piagati
di bianco e di nero.
ignorato invisibile rammendo
di altre stelle
Durante l’assedio di Antiochia, nel 1096, i due crociati, Gastone de Reims e Astolfo da Nola, partiti da luoghi diversi, si incontrarono in Terra Santa.
Gastone nobile francese, rozzo, volgare, ateo, crociato solo per sete di avventura, denaro e voglia di violenza, Astolfo da Nola principe italiano, letterato, poeta, dai modi gentili e dolci, partito per fede e per servire il papa.
I due s’innamorarono e rimasero insieme per tre anni, Astolfo cercando di insegnare a Gastone la bellezza della poesia e la fede, Gastone, guascone attacabrighe, iniziò il compagno alla spada.
Nel 1099 dopo la caduta di Gerusalemme e la conquista della Terra Santa ognuno tornò in patria, Astolfo si sposò con una cugina nipote di un cardinale, andò a vivere alla corte del papa continuando a scrivere e studiare.
Di Gastone storicamente non si sa quasi nulla, la leggenda narra che impazzì nel ricordo di Astolfo e in una delle tanti notti insonni in cui vagava per il castello pronunciando il nome dell’amato si gettò da una torre.
E quando so’ partiti li crociati
con mille e mille e mille bei vestiti
Gaston francese e Astolfo l’italiano
s’innamoraro d’un amore amaro
s’innamoraro d’un amore amaro
E so’ passati gli anni e so’ tornati
Astolfo la sua donna s’è sposato
e di Gerusalemme s’è scordato …
di Gaston de la Seine
non si seppe plus rien
“Tiri di spada col la tua ombra E sei felice, va be’ o suppergiù”
Ti ho deciso.
Mentre sistemi gli occhiali sul naso e aggrotti la fronte.
Poi saltabecchi vocali cucendo vanagloria e probità.
Nonostante tutto non so chi sei.
Per me che sono penna e rifrazioni.
Diffrazioni in forma sparsa e molle.
Echi e riverberi che fermino, puro, lo stupore
dei due miracoli ancora accesi:
avuto e poi perduto.
Pipa d’oppio,
niente più che un brutto vizio.
A volte perfino smarrito.
Luisanna Gerace